In occasione del terzo anno in cui la parrocchia di Sant’Agostino rende omaggio alla Misericordia attraverso musica, poesia e arte, sabato 18 aprile si è svolta una serata-evento di grande intensità spirituale e culturale.
Le studentesse dell’indirizzo artistico del Polo Liceale hanno offerto un contributo di particolare rilievo, mostrando sensibilità e capacità espressive non comuni nella realizzazione di tre opere profonde ed efficaci, ispirate all’icona caravaggesca dell’Incredulità di San Tommaso.

L’iniziativa, voluta da padre Francesco Menichetti e dal maestro Renzo Menichetti, direttore del coro Cantores Beati Ubaldi, ha visto la collaborazione di realtà del territorio: lo stesso coro, l’Orchestra da Camera di Gubbio diretta dalla violinista Katia Ghigi, il coro del Miserere, la scuola primaria del 3° circolo e il Polo Liceale – indirizzo artistico.
La serata si è configurata come un evento spirituale, religioso e profondamente umano, capace di suscitare nel pubblico emozione, riflessione e sincero apprezzamento per la qualità della proposta artistica. Particolarmente significativi sono stati gli interventi narrativi delle guide e le letture dei bambini, che hanno presentato poesie sulla pace e su San Francesco con chiarezza e partecipazione.

Il filo conduttore dell’iniziativa è stato il tema della divina Misericordia, celebrata – per volontà di san Giovanni Paolo II – la domenica successiva alla Pasqua: una realtà capace di elevare lo sguardo dell’uomo e insieme di radicarlo nella concretezza della vita.
In questo percorso, le arti visive hanno svolto un ruolo essenziale, offrendo una traduzione concreta e immediata del messaggio proposto. Dalla tensione drammatica dell’opera Torsione di Ermelinda Karraj, al gesto simbolico della scultura del prof. Walter Tomassoli – raffigurante la mano di Cristo su quella dell’apostolo Tommaso – fino alla tela Sole astratto di Emma Adami, in cui la luce emerge da una linea oscura attraverso il rosso, segno di un cammino di risalita interiore.
Al centro della chiesa, infine, il Cubo di Alessia Babei: una struttura lignea con un’apertura a forma di ferita-occhio, attraverso la quale lo spettatore è invitato a guardare dentro se stesso, riflettendosi in uno specchio illuminato da una candela. Un’immagine potente, che richiama la necessità di riconoscere e accogliere la Grazia già presente nell’uomo.
Un sentito ringraziamento va a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di un evento capace di coniugare bellezza, riflessione e partecipazione, offrendo alla comunità un’occasione di crescita culturale e umana.
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