L’uomo disabitato: la forza delle parole contro la tecnologia

Un viaggio da Leopardi a Dante per riscoprire il vissuto umano che l'intelligenza artificiale non può replicare

Nell’ambito dell’iniziativa “Liceale per una notte”, che ha visto l’I.I.S. “G. Mazzatinti” di Gubbio aprire le proprie aule a studenti e cittadini per una serata di riflessione culturale e orientamento, il professor Salvatore Ritrovato, docente di Letteratura Italiana moderna e contemporanea dell’Università “Carlo Bo” di Urbino, ha tenuto una relazione dal titolo provocatorio: “L’uomo ‘disabitato’: la forza delle parole e la sfida del futuro”.

«Quello che manca nella poesia dell’intelligenza artificiale è il vissuto», ha esordito Ritrovato, partendo da un esperimento che ha catturato l’attenzione del pubblico: far scrivere all’IA una versione de “L’infinito” di Leopardi. Il risultato? Un testo tecnicamente corretto ma privo di quella profondità esistenziale che nasce dall’esperienza vissuta. «Leopardi ha lavorato mesi su quei 15 versi, li ha tenuti nel cassetto per sei anni prima di pubblicarli. La macchina non ha fatto quelle passeggiate a Recanati, non ha provato quella sensazione di inadeguatezza o di liberazione».

Il docente ha evidenziato come la letteratura rappresenti il «tesoro della lingua», uno strumento insostituibile per educare alla sensibilità e al rispetto dell’altro. Citando Primo Levi e il suo racconto “Il versificatore”, ha mostrato come già negli anni Sessanta si immaginasse una tecnologia capace di produrre testi su commissione, ma sempre priva di quella «storia unica e irripetibile» che caratterizza le grandi opere letterarie.

«Manzoni ha scritto un solo romanzo», ha ricordato Ritrovato davanti a una platea attenta, «Dante una sola Divina Commedia. La letteratura cerca l’unicità, non la replicabilità». In questo contesto ha citato Walter Benjamin sulla riproducibilità tecnica dell’arte e il racconto di Borges su Pierre Ménard, che tenta di riscrivere il Don Chisciotte scoprendo che «la stessa frase letta nel Seicento ha un senso, letta nel Novecento ne ha un altro».

Il rischio, secondo Ritrovato, è quello del «postumano»: un uomo che delega la propria umanità alla tecnologia, perdendo il contatto con la realtà. «Riprendi l’incendio col cellulare invece di scappare», ha esemplificato, «tra l’essere e il non essere si è insinuato l’esserci: io sono qui perché lo documento».

Particolarmente vivace il dialogo con gli studenti presenti alla serata. Quando gli è stato chiesto del ruolo dell’Illuminismo, Ritrovato non ha risparmiato una critica serrata: «Noi abbiamo un’idea troppo positiva dell’Illuminismo. Il Settecento è pieno di ombre e l’Illuminismo non solo non basta a diradarle, ma non vuole neanche diradarle. L’applicazione rigorosa, scientifica, razionalissima dei principi rivoluzionari porta al Terrore di Robespierre. L’Illuminismo rischia di disabitare l’uomo delegando tutto alla dea ragione». E ha aggiunto: «Non esiste solo la ragione, esistono sentimenti, emozioni, il mistero. L’infinito di Leopardi non è stato scritto solo con la ragione».

Un rappresentante degli studenti del quinto A del liceo classico ha posto la questione cruciale: «L’uomo disabitato è consapevole del proprio vuoto?». La risposta di Ritrovato è stata netta: «No, l’uomo disabitato non ha coscienza. Quando scrolli per ore entri in uno stato di autoipnosi, c’è una sospensione delle funzioni cerebrali».

Sollecitato sulla questione della verità, Ritrovato ha concluso: «Il grande nemico della verità è il profitto. Dobbiamo avere un concetto di verità come traguardo, non come oggetto di cui sentirci detentori. Anche a Dante, davanti alla verità ultima che è Dio, mancano le parole».

La proposta finale del docente è stata chiara: contro lo svuotamento dell’umano, recuperare tre valori francescani – fraternitas, humilitas, amor – intesi non come possesso ma come «desiderio di incontrare il prossimo». E la letteratura, ha concluso tra gli applausi della platea di “Liceale per una notte”, «non può che aiutarci» in questo percorso di riscoperta dell’autentica umanità.